Diario di viaggio · Portogallo
Lisbona e Porto ci hanno mostrato due volti molto diversi del Portogallo. La prima luminosa, irregolare e attraversata dal rumore dei tram; la seconda più raccolta, verticale e legata al corso del Douro. A unirle, la ceramica, le facciate rivestite di azulejos e quel modo tutto portoghese di far convivere nostalgia e vitalità.
Prima tappa
Lisbona, la luce e le pareti di ceramica
A Lisbona la luce sembra rimbalzare da una facciata all’altra. Gli azulejos portoghesi, consumati dal tempo e spesso diversi da edificio a edificio, trasformano le strade in una grande composizione di geometrie, figure e tonalità di blu.
Abbiamo attraversato l’Alfama senza seguire un itinerario preciso. Salite, scale, panni alle finestre e improvvise aperture verso il Tago: è uno di quei quartieri in cui perdersi è molto più interessante che cercare la strada più breve.
In alcuni momenti, dalle case e dai piccoli locali arrivavano le note del fado. Non un sottofondo costruito per i visitatori, ma una presenza discreta che sembrava appartenere naturalmente al quartiere.
Una mattina alla Feira da Ladra
Alla Feira da Ladra abbiamo ritrovato il tipo di ricerca che preferiamo: tavoli disordinati, oggetti senza una presentazione studiata, vecchie stoviglie, piastrelle e ceramiche che richiedono tempo prima di essere comprese.
Non tutto ciò che si incontra in un mercato deve necessariamente essere acquistato. A volte basta osservare una forma, una decorazione o una combinazione di colori per portare con sé una nuova idea.
Verso nord
Porto, botteghe e riflessi sul Douro
Porto ha un ritmo diverso. Le strade scendono verso il fiume, i palazzi sembrano appoggiarsi gli uni agli altri e i colori caldi delle facciate cambiano continuamente con la luce.
Lungo il Douro abbiamo camminato senza fretta, osservando il contrasto tra le strutture metalliche dei ponti, le case storiche e le acque scure del fiume. Anche qui la ceramica è parte del paesaggio urbano: compare sulle facciate, negli ingressi, nelle insegne e nelle piccole botteghe.
Alcuni laboratori conservavano un’impostazione tradizionale; altri lavoravano su forme più essenziali e contemporanee. È proprio questo equilibrio a interessarci: un oggetto può appartenere a una cultura precisa senza essere necessariamente folkloristico.
Il Portogallo anche a tavola
Naturalmente abbiamo dedicato una parte importante del viaggio anche al cibo. Il baccalà compare in infinite preparazioni e ogni locale sembra custodire la propria versione. Tra i ricordi più curiosi è rimasta anche una pera cotta e immersa nel vino Porto: semplice all’apparenza, ma decisamente difficile da dimenticare.
Come accade per la ceramica, anche in cucina una ricetta tradizionale cambia leggermente passando da una famiglia all’altra. Sono proprio queste variazioni, spesso impossibili da codificare, a rendere viva una cultura materiale.
Che cosa ci hanno lasciato Lisbona e Porto
Da questo viaggio abbiamo portato a casa soprattutto immagini, accostamenti e suggestioni. Il blu degli azulejos, le superfici consumate, le forme semplici delle ceramiche quotidiane e il rapporto continuo tra decorazione e architettura.
Sono riferimenti che ritornano anche nel nostro lavoro di ricerca. Quando selezioniamo un vaso o una ceramica artigianale, non guardiamo soltanto la forma: cerchiamo di capire da dove arriva, come è stata realizzata e quale relazione può creare con gli oggetti già presenti in una casa.
Nella nostra guida dedicata alla ceramica nella decorazione raccogliamo alcuni criteri utili per scegliere forme, dimensioni e collocazione senza trasformare gli ambienti in semplici esposizioni.
