Siamo arrivati a Civita di Bagnoregio nel periodo natalizio, quando il sole stava già scendendo dietro la Valle dei Calanchi. Da lontano il borgo sembrava quasi irraggiungibile: un gruppo compatto di case in tufo, appoggiato sulla rupe e collegato al resto del territorio da un unico ponte pedonale.
Avevamo scelto di trascorrere una notte a Civita per vedere il presepe vivente, ma soprattutto per scoprire che cosa accade nel borgo quando i visitatori cominciano ad andarsene e nelle strade torna il silenzio.
Il ponte: l’ingresso naturale a Civita
A Civita di Bagnoregio non si arriva direttamente in automobile. L’ultimo tratto si percorre a piedi, attraversando il lungo ponte che separa il borgo dalla zona di accesso.
È una distanza breve, ma sufficiente a cambiare la percezione del luogo. A ogni passo le case diventano più vicine, mentre alle spalle si apre il paesaggio dei calanchi. Il borgo non appare tutto insieme: si lascia raggiungere gradualmente.
L’isolamento che oggi rende Civita così riconoscibile è anche la sua fragilità. La rupe di tufo è soggetta da secoli a frane ed erosione, origine del celebre soprannome di “città che muore”.
Il presepe vivente nei vicoli del borgo
Durante il periodo natalizio, alcune strade e piazzette ospitano il presepe vivente di Civita di Bagnoregio. Le scene vengono distribuite lungo il percorso e sfruttano porte, archi, cantine e piccoli ambienti già presenti nel centro storico.
Pastori, artigiani, mercanti e figuranti in abiti tradizionali occupano gli spazi del borgo. Le fiaccole illuminano la pietra e, per qualche ora, Civita sembra tornare a una vita molto diversa da quella contemporanea.
La parte più interessante non è soltanto la ricostruzione delle singole scene. È il rapporto con l’architettura reale: le pareti irregolari, le scale consumate, le porte in legno e i passaggi stretti non hanno bisogno di una scenografia artificiale.
Il borgo non fa semplicemente da sfondo al presepe. È la sua architettura a rendere credibile ogni passaggio del percorso.
Le date e le modalità di accesso possono cambiare da un’edizione all’altra. Prima della visita è quindi opportuno verificare il calendario aggiornato dell’evento.
Quando i visitatori se ne vanno
Avevamo deciso di fermarci a dormire proprio per vivere Civita dopo la conclusione delle attività. Con il passare delle ore, le voci sono diminuite, le strade si sono svuotate e il borgo ha cambiato completamente ritmo.
Di notte rimangono il rumore del vento, qualche luce alle finestre e il suono lontano delle campane. Camminare tra i vicoli senza folla permette di notare elementi che durante il giorno rischiano di passare inosservati: una scala scavata nella pietra, una pianta lasciata davanti alla porta, un arco che inquadra la valle.
Perché vale la pena trascorrere una notte a Civita
Visitare Civita in giornata permette di conoscerne l’architettura e il paesaggio. Restare una notte consente invece di osservare il borgo in momenti molto diversi.
Il tramonto
La pietra cambia colore e le luci delle case cominciano ad apparire tra i vicoli.
La notte
Dopo la partenza dei visitatori, il silenzio restituisce al borgo una dimensione più intima.
Il mattino
Le strade sono ancora vuote e la luce permette di osservare con calma facciate, cortili e dettagli.
Il risveglio nel borgo
La mattina è stata forse la parte più sorprendente del soggiorno. Prima dell’arrivo dei visitatori, Civita conservava un’atmosfera quasi domestica: poche porte aperte, qualche tavolo all’esterno e le strade ancora libere.
Con la luce naturale, le tonalità calde del tufo diventavano più leggibili. Si distinguevano gli interventi realizzati nel tempo, le murature più antiche, gli infissi, i piccoli giardini e le trasformazioni delle case.
È in quel momento che il borgo ci è apparso meno come un monumento e più come un luogo ancora abitato, con tutte le difficoltà e la bellezza che questo comporta.
La storia scritta nella pietra
Le origini di Civita risalgono all’epoca etrusca. La posizione elevata consentiva di controllare il territorio circostante, mentre la conformazione della rupe offriva una protezione naturale.
Nei secoli, terremoti, frane e progressiva erosione hanno modificato il profilo dell’abitato e ridotto i collegamenti con il territorio. Molte strutture sono scomparse, mentre altre continuano a mostrare le trasformazioni subite nel tempo.
Questa fragilità rende Civita qualcosa di diverso da un borgo medievale perfettamente conservato. Qui la storia non appare immobile: è visibile nelle crepe, negli archi interrotti, nelle pareti e nel rapporto precario tra gli edifici e la rupe.
Che cosa ci ha lasciato Civita di Bagnoregio
Di questo viaggio ricordiamo soprattutto il passaggio tra momenti diversi: il ponte affollato all’arrivo, le scene del presepe, le strade vuote della sera e il borgo quasi immobile del mattino.
Civita mostra quanto una superficie consumata, un materiale naturale o una forma imperfetta possano conservare la memoria di un luogo. È una sensibilità che ritroviamo anche negli oggetti che selezioniamo per Vicode: opere e manufatti che non cercano di cancellare il tempo, ma lo rendono visibile.
