Come team VICODE, cerchiamo progetti che vadano oltre l’oggetto. MALLES – Shaping Stories ci ha colpiti per la sua capacità di unire artigianato, territorio e valore umano, mettendo al centro le persone che creano.
Abbiamo parlato con Vittoria Capresi, che segue la produzione di MALLES – Shaping Stories dalla Tunisia, per farci raccontare la nascita del progetto, il lavoro delle donne di Sejnane e il senso della nostra collaborazione.

Com’è nato il progetto MALLES – Shaping Stories e quale visione ti ha spinta a crearlo?
L’idea è nata dopo alcune visite a Sejnane, parlando direttamente con le artigiane. Mi hanno spiegato che uno dei grandi problemi è vendere le loro creazioni: oggi hanno solo alcuni tavoli lungo la strada, per i pochissimi turisti o abitanti locali che passano.
C’è poi una fiera a Tunisi, verso aprile, dove espongono e vendono, ma la concorrenza è alta e i costi lo sono altrettanto.
Quello che manca davvero è una certa regolarità negli introiti, per poter trasformare questo lavoro da hobby a vera attività retribuita.
Da qui è nata l’idea di creare MALLES: commercializzare le ceramiche all’estero attraverso eventi e contatti con designer e architetti. Più eventi significano più domanda, quindi più produzione e introiti più regolari.
Con MALLES, però, ho voluto andare oltre l’oggetto. Chi acquista non riceve solo una ceramica, ma anche un set di cartoline che raccontano la storia della donna che l’ha creata. Voglio che chi prende in mano un oggetto sappia il nome di chi lo ha fatto e possa ascoltarne il racconto. Voglio che le donne diventino visibili insieme alle loro creazioni.

Perché hai scelto la Tunisia come cuore del progetto e cosa ti ha colpita di questo territorio?
In realtà è la Tunisia ad aver scelto me. Vivo qui per lavoro, occupandomi di un progetto in Libia, e MALLES è nato anche come modo per restare in contatto diretto con questo Paese.
Abitando qui, mi sono interessata sempre di più al territorio, ai siti UNESCO, e continuo ancora oggi a esplorare e scoprire. Durante una di queste visite sono arrivata a Sejnane, ed è lì che è iniziato tutto.

Chi sono le donne che fanno parte della comunità MALLES e che ruolo ha l’artigianato nella loro quotidianità?
Lavoro con otto donne, divise in due cluster familiari. A Sejnane si parla di famiglia allargata: nuclei composti da più generazioni che vivono insieme in agglomerati di case organizzate attorno a un cortile, in mezzo alla campagna.
Le artigiane censite sono circa un centinaio, spesso di età avanzata. Le nuove generazioni, purtroppo, non sembrano particolarmente interessate a continuare questa tradizione, ed è qualcosa di molto triste.
Le donne producono ceramica oltre a svolgere tutti gli altri lavori quotidiani: lavorano nei campi, accudiscono gli animali, mungono le mucche, crescono i bambini e preparano il cibo per tutta la famiglia.
Sinceramente non so dove trovino il tempo e l’energia per dedicarsi anche alla ceramica, che è un lavoro fisicamente impegnativo. Raccolgono l’argilla nei letti dei fiumi vicino casa, la lavorano a piedi nudi nel cortile, all’aperto, anche con temperature non facili.

In che modo il lavoro artigianale diventa per loro uno strumento di autonomia e identità?
Le artigiane di Sejnane vogliono essere viste. Vogliono che il loro lavoro sia riconosciuto come arte. Sono fiere e orgogliose di quello che fanno.
Produrre ceramica è un modo per distinguersi e identificarsi come parte della comunità: sanno di essere preziose, di possedere un sapere che pochi hanno.
La ceramica di Sejnane è stata dichiarata Patrimonio UNESCO nel 2018, non tanto per gli oggetti in sé, quanto per il valore sociale che rappresenta.
Far conoscere il loro lavoro significa rendere visibili anche le donne dietro agli oggetti e riconoscerle. Per questo sono grata a VICODE, per il ruolo di tramite nel portare queste creazioni fuori dalla Tunisia.

Le forme dei vasi MALLES sono molto materiche e imperfette: cosa raccontano questi oggetti?
Come si legge nel dossier UNESCO del 2018, queste ceramiche nascono come oggetti d’uso quotidiano, per cucinare o cuocere il pane. Solo in seguito si sono trasformate in oggetti decorativi.
Le forme derivano dalla natura stessa del materiale: l’argilla utilizzata è molto grossolana, tipica del nord Africa, e la cottura avviene in forni aperti, su fuoco vivo, a temperature più basse rispetto ai forni tradizionali.
Per questo le superfici sono irregolari, le bruciature non uniformi. È proprio questa imperfezione a costituire la loro bellezza.

Come riesci a bilanciare design contemporaneo e rispetto delle tecniche tradizionali locali?
Di solito lascio le artigiane lavorare liberamente, ma a volte intervengo suggerendo qualche spunto.
Capita che discutiamo se un’idea sia realizzabile o meno, e la volta successiva è bellissimo vedere come ciascuna abbia interpretato a modo suo lo stesso suggerimento. Da un disegno o da una conversazione nascono forme nuove, inaspettate.

Perché hai scelto VICODE come promotore online di MALLES e cosa ti ha convinta del nostro approccio?
VICODE è una finestra perfetta per MALLES. Una finestra perché permette di vedere cosa c’è dietro gli oggetti, mettendo in luce l’aspetto estetico ma anche quello artigianale e umano.
Inoltre, VICODE ha spazio per l’unicità dei pezzi, e questo per me è fondamentale. Le artigiane lavorano a mano e ogni oggetto è unico: non è possibile replicarlo identico più volte senza snaturare completamente la logica produttiva.
Questo aspetto non è affatto scontato nella vendita online, dove spesso si cerca l’oggetto standardizzato. I “cataloghi” MALLES sono sempre diversi, perché composti da pezzi unici.
VICODE ha compreso questa unicità e l’ha valorizzata, trasformandola in un punto di forza.
