Nelle ceramiche di Artema Galli la Sicilia non compare come una citazione decorativa. Ritorna nei colori, nelle figure, nell’ironia e nel modo in cui la tradizione viene continuamente smontata e ricomposta.
Abbiamo conosciuto Artema attraverso le sue maioliche dipinte a mano: volti, Pupe, forme irregolari e personaggi sospesi tra memoria familiare e immaginazione. Il suo lavoro ci ha colpiti perché non cerca la perfezione seriale. Conserva invece il tratto, l’imprevisto della cottura e la personalità di chi lo ha realizzato.
In questa conversazione ci ha raccontato l’infanzia trascorsa tra le ceramiche di Santo Stefano di Camastra, gli studi in Farmacia, la nascita del suo linguaggio personale e il motivo per cui continua a creare.
Intervista e selezione delle immagini a cura di Lorenzo ed Elena — Vicode.
Ritratto in breve
Una ceramista siciliana, senza folclore di maniera
Artema si definisce «siciliana che più siciliana non si può». Le sue radici sono evidenti, ma non diventano mai un limite. Teste di Moro, decorazioni isolane e memorie dell’infanzia vengono rilette attraverso proporzioni inattese, colori vitali e personaggi quasi naïf.
Nel suo lavoro convivono elementi apparentemente opposti: la conoscenza della tecnica e il desiderio di sorprendersi, la storia della maiolica e una figurazione personale, il rispetto per la tradizione e la necessità di allontanarsene.
La voce di Artema
«La mia maiolica nasce dall’unione tra la fantasia acquerellata di una bambina mai cresciuta e la fedeltà a una millenaria tradizione isolana.»
Da Santo Stefano di Camastra a un linguaggio personale
Il primo rapporto di Artema con la ceramica precede la conoscenza delle tecniche. Da bambina osservava e toccava gli oggetti esposti nelle botteghe di Santo Stefano di Camastra. A casa provava a riprodurne l’aspetto con il Das e con i colori disponibili.
Il percorso di studi prese inizialmente una direzione diversa. Scelse il liceo classico e successivamente si laureò in Farmacia, seguendo anche un interesse per la chimica che avrebbe trovato una nuova applicazione nel comportamento degli smalti, dei pigmenti e delle cotture.
L’infanzia
Le passeggiate tra le ceramiche di Santo Stefano di Camastra e i primi esperimenti con forme e colori.
1992
L’inizio concreto del lavoro con la ceramica e lo studio delle tecniche tradizionali.
2008
La ricerca di disegni, decori e forme più vicini alla sua identità personale.
Oggi
Una produzione in continua evoluzione, nella quale ogni nuova opera apre una strada differente.
La nascita delle Pupe
Dopo anni dedicati alle forme e ai decori della tradizione, Artema sentì la necessità di costruire un linguaggio che la rappresentasse più direttamente. Da questa ricerca nacquero le Pupe.
Il punto di partenza sono le tradizionali Teste di Moro e le storie che le accompagnano. Artema ne conserva la forza simbolica, ma modifica espressioni, proporzioni e carattere. Le sue figure diventano più morbide, ironiche e fiabesche.
I decori possono passare dal geometrico al figurativo. Il volto non è più soltanto il supporto di un ornamento, ma un personaggio dotato di una presenza propria, a metà strada tra memoria siciliana e immaginazione contemporanea.
Terra e fantasia
Le radici rimangono riconoscibili, ma non vengono ripetute. Diventano il materiale dal quale far nascere nuove figure, nuove storie e nuove possibilità decorative.
Conversazione in atelier
01 — Le origini
Qual è il tuo primo ricordo legato alla ceramica?
Il mio amore per la ceramica ha radici lontanissime. Da bambina ne ero affascinata pur non conoscendone ancora le tecniche. Sperimentavo con il Das e con i colori, cercando di ottenere qualcosa che le somigliasse il più possibile.
02 — Il processo
Qual è il momento creativo nel quale ti riconosci di più?
Più che plasmare l’argilla, adoro dipingere. Mi affascina l’incognita del risultato finale, perché i colori per ceramica cambiano dopo la cottura. Il nero può diventare verde, il lilla può trasformarsi in blu. Bisogna immaginare in anticipo ciò che il fuoco restituirà.
03 — La Sicilia
Quanto contano le tue radici nelle scelte di colore e forma?
Contano molto. Hanno influenzato profondamente soprattutto i primi anni del mio lavoro. Ancora oggi resto affascinata dai colori, dai racconti e dalle figure della tradizione siciliana, in particolare dalla leggenda delle Teste di Moro.
04 — L’immaginazione
Da dove arrivano i soggetti sospesi tra sogno e realtà?
Dalla mia indole fantasiosa e dall’amore per le fiabe. Mi piace sognare a occhi aperti e lasciarmi sorprendere dai piccoli dettagli del quotidiano. Vivo spesso un po’ tra le nuvole e credo che questa parte di me finisca inevitabilmente nei lavori.
05 — La ricerca
Esiste un’opera che oggi consideri il tuo manifesto?
Non credo che esista un’unica opera capace di rappresentarmi. Forse è sempre l’ultima, perché vivo una costante irrequietezza che mi spinge a cercare strade nuove. È una specie di stress creativo che mi mantiene curiosa.
06 — Tradizione e libertà
Come riesci a equilibrare il sapere artigiano e la libertà contemporanea?
Seguo la tradizione, ma non in modo rigido. Aderirvi pedissequamente rischierebbe di appiattire l’identità personale. Preferisco ascoltare la mia indole e ciò che desidero raccontare. Alla fine, però, le origini riaffiorano sempre e influenzano le scelte decorative e plastiche.
07 — L’incontro con Vicode
Perché hai scelto di collaborare con Vicode?
Sono rimasta colpita dall’originalità dei prodotti e dal gusto con cui tutto viene presentato. Mi sono riconosciuta in quel linguaggio visivo e narrativo e nel modo in cui gli oggetti vengono accompagnati dalle loro storie.
Immaginare il colore prima del fuoco
Nella maiolica il colore visibile durante la decorazione non corrisponde necessariamente a quello che apparirà dopo la cottura. Il risultato richiede conoscenza tecnica, esperienza e una capacità quasi progettuale di immaginare la trasformazione.
È qui che gli studi scientifici di Artema e la sua sensibilità artistica sembrano incontrarsi. Da una parte il comportamento degli ossidi e degli smalti; dall’altra il disegno, la figura e la libertà della pennellata.
Il suo perché
«Dipingo perché lo devo fare. È un’urgenza interiore: creare, semplicemente perché non potrei farne a meno.»
Artema Galli x Vicode
La collaborazione con Artema nasce dalla vicinanza tra due modi di intendere l’oggetto. Non come semplice complemento decorativo, ma come presenza dotata di voce, imperfezioni e identità.
Ogni maiolica viene realizzata e dipinta a mano. Le variazioni nel colore, nel tratto e nella superficie non sono difetti da correggere, ma elementi che distinguono un pezzo dall’altro.
Nella collezione Artema Galli x Vicode convivono vasi scultorei, piatti dipinti, volti, mattonelle e figure nate dal dialogo tra cultura siciliana e immaginazione contemporanea.
Volti, piatti e piccole sculture dialogano con la collezione Decorazione, dedicata a oggetti d’autore per gli interni.
Per approfondire materiali, lavorazioni e modi di utilizzare la ceramica negli interni, puoi consultare anche la nostra guida all’arte della ceramica e della decorazione.
Le forme del racconto
Maioliche dipinte a mano nelle quali volti, simboli e colori trasformano ogni oggetto in un personaggio.
Scopri la collezione Artema GalliConoscere Artema significa comprendere che la tradizione può rimanere riconoscibile senza restare immobile. Le sue opere custodiscono la Sicilia, ma la raccontano con una voce personale, ironica e in continua trasformazione.
Intervista a cura di Lorenzo & Elena — Vicode
