A La Bisbal d’Empordà siamo arrivati nel corso di un viaggio estivo tra la Provenza e la costa catalana. Era una tappa programmata, ma non avevamo una lista precisa di indirizzi né un itinerario da seguire: cercavamo soprattutto botteghe, ceramiche e oggetti capaci di raccontare il territorio.
Ricordiamo la luce calda sulle facciate, le case nei toni dell’ocra e il rumore delle scarpe sul selciato. Eravamo stanchi dopo molte ore di viaggio, ma è bastato entrare nelle prime botteghe per capire che avremmo dovuto osservare tutto con calma.
Una tappa scelta per la ceramica
Non eravamo arrivati a La Bisbal per visitare velocemente il centro e ripartire. Volevamo capire che cosa si nascondesse dietro le vetrine e vedere da vicino il rapporto tra il paese e la lavorazione della ceramica.
Lungo le strade si alternavano negozi più ordinati, piccoli laboratori, esposizioni affollate e spazi nei quali gli oggetti sembravano accumularsi nel corso degli anni. Non tutto era immediatamente comprensibile e proprio questo rendeva la ricerca interessante.
Bisognava entrare, spostare lo sguardo da uno scaffale all’altro e osservare anche ciò che si trovava in fondo alla stanza. Alcune delle forme più particolari non erano esposte in primo piano.
Dietro le vetrine di La Bisbal
Abbiamo percorso più volte la strada principale, entrando nei negozi di ceramiche, nei laboratori e negli spazi dedicati ad arredi e oggetti del passato. Alcune vetrine erano essenziali, altre completamente occupate da forme, colori e materiali differenti.
La parte più interessante era il contrasto tra oggetti molto semplici, legati all’uso quotidiano, e pezzi più scultorei. Vasi, brocche, elementi geometrici e superfici smaltate convivevano senza una suddivisione rigida tra arte, decorazione e funzione.
Non cercavamo souvenir né oggetti riconoscibili soltanto per la loro provenienza. Volevamo individuare forme capaci di conservare carattere anche una volta allontanate dal luogo in cui le avevamo trovate.
La vetrina vista dalla macchina
Alla fine della giornata eravamo già risaliti in macchina. Avevamo ripreso la strada e pensavamo che la visita fosse conclusa. Poi, passando davanti a una vetrina, abbiamo intravisto un insieme di forme geometriche e smalti intensi.
Abbiamo rallentato, cercato un punto in cui fermarci e siamo tornati indietro a piedi. Non era un grande spazio espositivo e la scoperta non aveva nulla di spettacolare. Era semplicemente la sensazione di aver finalmente incontrato qualcosa che corrispondeva alla nostra ricerca.
Non è stata una scoperta programmata. È nata da un dettaglio visto per pochi secondi, quando pensavamo di essere già ripartiti.
All’interno abbiamo ritrovato proporzioni, colori e moduli che ci sembravano immediatamente attuali. Non perché seguissero una tendenza, ma perché potevano entrare con naturalezza in ambienti contemporanei.
Le geometrie
Moduli semplici e ripetibili, capaci di creare composizioni differenti attraverso pieni, vuoti e sovrapposizioni.
Gli smalti
Colori non perfettamente uniformi e superfici che cambiavano a seconda della luce e del punto di osservazione.
La dimensione
Oggetti piccoli e facili da inserire negli interni, ma sufficientemente caratterizzati da non passare inosservati.
Dal viaggio alla selezione Vicode
La scelta non è avvenuta acquistando indistintamente tutto ciò che ci piaceva. Abbiamo osservato le proporzioni, toccato le superfici e immaginato ogni oggetto fuori dalla bottega, all’interno di una casa.
Alcuni pezzi funzionavano soltanto nel contesto in cui erano esposti. Altri, invece, mantenevano una presenza autonoma: potevano essere collocati su una mensola, all’interno di una libreria o accanto a oggetti provenienti da culture e periodi diversi.
Da quella selezione è nato il nucleo della collezione Echi di Geometria. Il nome richiama proprio ciò che abbiamo riconosciuto durante il viaggio: forme già appartenenti alla tradizione ceramica locale, ma ancora capaci di suggerire composizioni nuove.
Quello che ricordiamo di La Bisbal d’Empordà
Oggi quegli oggetti sono arrivati su Vicode, ma per noi rimangono legati a un momento molto preciso: una giornata di ricerca, la stanchezza del viaggio e una vetrina notata quasi per caso prima di lasciare il paese.
È uno degli aspetti che amiamo maggiormente del nostro lavoro. Una collezione non nasce sempre da un progetto definito in anticipo. A volte comincia da una deviazione, da un incontro o dalla decisione di tornare indietro.
La Bisbal d’Empordà è rimasta nel nostro archivio non soltanto come luogo legato alla ceramica, ma come esempio di una ricerca fatta senza fretta, lasciando spazio a ciò che non avevamo previsto.
