Abbiamo scelto Koper come base per un breve viaggio nell’Istria slovena. Da qui abbiamo raggiunto Pirano e Portorose, seguendo una costa nella quale città storiche, porti, architetture veneziane e vita quotidiana convivono a pochi chilometri di distanza.
Non siamo partiti con l’idea di costruire un itinerario completo. Abbiamo preferito camminare, osservare le vetrine, entrare nelle piccole botteghe e fermarci davanti a quei dettagli che spesso raccontano un luogo meglio dei monumenti più conosciuti.
Le fotografie presenti nell’articolo sono state scattate da noi durante il viaggio.
Atlante istriano
La città di confine
Koper tra porto e centro storico
Koper ci è apparsa come una città composta da due ritmi. Da una parte il porto, il mare e le infrastrutture contemporanee; dall’altra il centro storico, con piazze raccolte, facciate chiare, persiane e portoni segnati dal tempo.
La vicinanza con l’Italia è percepibile nell’architettura e nella lingua, ma l’atmosfera mantiene un carattere autonomo. Camminando senza una direzione precisa abbiamo incontrato librerie, piccole gallerie, negozi indipendenti e finestre trasformate in esposizioni temporanee.
Ci hanno interessato soprattutto questi passaggi meno evidenti: una ceramica dietro un vetro, un’insegna dipinta, un oggetto sospeso o una superficie che conservava ancora le tracce del tempo.
Nota dal taccuino
A Koper il mare non è soltanto uno sfondo. Entra nelle finestre, cambia la luce delle strade e accompagna continuamente il modo in cui si percepisce la città.
Pirano e Portorose: due modi diversi di abitare la costa
A poca distanza da Koper, Pirano e Portorose offrono due esperienze quasi opposte. Pirano invita a camminare lentamente tra vicoli, pietra, facciate colorate e improvvise aperture sul mare. Portorose ha invece un carattere più aperto, legato al lungomare, agli alberghi e alla dimensione della villeggiatura.
Pirano
Vicoli stretti, portoni antichi, pietra consumata e un rapporto diretto tra l’architettura e il mare.
Portorose
Una costa più luminosa e distesa, nella quale passeggiate, terrazze e strutture ricettive costruiscono un paesaggio differente.
Un paesaggio fatto anche di segni
Oltre alle architetture storiche, ci ha colpito la presenza di linguaggi più contemporanei. Murales, piccole installazioni, sculture colorate e vetrine indipendenti introducono elementi inattesi all’interno di centri urbani apparentemente molto misurati.
In una parete di pietra abbiamo incontrato figure marine tridimensionali, quasi creature emerse direttamente dall’Adriatico. In un’altra strada, una composizione grafica trasformava una superficie ordinaria in un piccolo racconto urbano.
Non erano necessariamente opere monumentali. Il loro valore nasceva proprio dal rapporto con il luogo: dettagli scoperti casualmente, capaci di interrompere la passeggiata e cambiare per qualche istante il modo di osservare la città.
La cucina istriana come incontro di territori
La cucina è stata una parte importante del viaggio, ma non per la ricerca di piatti elaborati. Abbiamo apprezzato soprattutto preparazioni semplici, pesce, verdure, olio, erbe aromatiche e ingredienti capaci di raccontare il rapporto tra costa ed entroterra.
L’Istria occupa una posizione di passaggio e questo emerge anche a tavola. Le influenze mediterranee, slave e italiane si incontrano senza cancellarsi completamente, costruendo una cucina familiare ma non del tutto prevedibile.
Ci è rimasta la sensazione di una gastronomia legata alla stagione e alla disponibilità delle materie prime, più interessata alla qualità degli ingredienti che alla complessità della presentazione.
Ciò che accomuna cucina e artigianato
La capacità di partire da pochi elementi, conoscerli profondamente e trasformarli senza cancellarne l’origine.
Botteghe, ceramiche e oggetti locali
Durante le passeggiate abbiamo osservato botteghe molto diverse tra loro: alcune legate a mestieri tradizionali, altre più vicine all’arte e al design contemporaneo. Ci interessavano soprattutto gli spazi nei quali era ancora riconoscibile una relazione diretta tra chi produceva e ciò che veniva esposto.
Una forma leggermente irregolare, una pennellata visibile o un materiale lasciato volutamente grezzo possono raccontare molto più di un oggetto perfettamente uniforme. Sono caratteristiche che permettono di percepire il processo, il tempo e le decisioni che precedono il risultato finale.
È la stessa ragione per cui la ceramica continua ad avere un ruolo importante nella ricerca Vicode: non soltanto per la sua funzione decorativa, ma per la capacità di conservare materia, territorio e gesto.
Dal viaggio agli interni
Oggetti capaci di conservare un luogo
Il viaggio in Istria ci ha ricordato che un oggetto può raccontare un territorio senza rappresentarlo letteralmente. Può farlo attraverso un materiale, una superficie, una palette cromatica o la tecnica con cui è stato lavorato.
Per approfondire il rapporto tra materia, forme e decorazione, scopri la nostra guida all’arte della ceramica.
Nella collezione di vasi di design e ceramiche artigianali riuniamo invece pezzi selezionati per la loro identità, la lavorazione e la capacità di dialogare con interni contemporanei.
Il racconto
Altri luoghi, incontri e tradizioni osservati durante i viaggi di Lorenzo ed Elena.
La ricerca
Oggetti, ceramiche e forme selezionati per portare negli interni materia, memoria e differenze.
Abbiamo lasciato l’Istria con fotografie, appunti e la sensazione di aver osservato un territorio nel quale le identità non sono nettamente separate. Italia, Slovenia, Adriatico ed Europa centrale si incontrano nelle architetture, nella lingua, nei sapori e negli oggetti.
È proprio questa stratificazione ad averci interessato maggiormente: non una sola immagine dell’Istria, ma molti dettagli differenti capaci di convivere nello stesso paesaggio.
Lorenzo & Elena — Vicode
